Baires Murga, un po’ di storia

Il film Gilda (1946) viene ricordato per l’interpretazione di Rita Hayworth, i suoi costumi, la sua sensualità, le canzoni. Pochi ricordano che una parte del film si svolge durante il Carnevale di Buenos Aires, dal momento che la città e la festa non sono connotate spiccatamente all’interno della storia. A parte l’esotismo che evoca il nome Buenos Aires, non ci sono particolari che lo distinguono  da tante altre feste di Carnevale in qualsiasi città del mondo: maschere, baldoria, alcohol. Questo Carnevale invece, come quello che si festeggia in molte altre località argentine, ha delle sue specifiche peculiarità: una su tutte la Murga, che proprio in quell’epoca conosce il suo auge. La Murga può essere definita un’espressione corale, teatrale, musicale e popolare, diffusa principalmente in Spagna, da cui prende origine, Panama, Colombia, Argentina e Uruguay. La differenza più spiccata tra la Murga di Buenos Aires e quella di altre località argentine consiste nei ritmi, nel canto e nell’ubicazione. A Buenos Aires i gruppi si raccolgono in un luogo fisso, si esibiscono e cantano, in altre città invece sfilano soltanto ed il canto non è presente.

In città il Carnevale iniziò ad essere festeggiato nel ‘600, mescolando elementi prettamente spagnoli con il candombe ballato dagli schiavi neri. Durante il Carnevale fin dall’ottocento si usava tirare gavettoni d’acqua, inizialmente uova riempite con acqua o acqua di colonia. Dagli anni venti, con la trasformazione della città e la sua veloce espansione, i quartieri vanno assumendo sempre maggiore identità e rilevanza. I vari gruppi etnici occupano in prevalenza l’uno o l’altro: gli italiani a La Boca, gli arabi El Once, i neri San Telmo e Montserrat  etc. Questo nuovo assetto è rappresentato da una nuova forma di aggregazione, la Murga appunto: un gruppo costituito da una ventina di ragazzi del quartiere che si riuniscono per sfilare e cantare durante il Carnevale, con strumenti e maschere fatti in casa. Lo strumento portante è “el bombo con platillo”, la grancassa portata dagli immigrati spagnoli, le canzoni sono picaresche, goliardiche, parodie delle bande militari o popolari, poi ci sono le “fantasias”: sfilate ed esibizioni di bandiere, ventagli e maschere tipiche al ritmo di milonga, candombe e rumba. Negli anni ’50 queste libere manifestazioni si vanno sempre più canonizzando ed i quartieri diventano il centro dell’identità dei gruppi, con propri colori e nomi specifici, ad ogni quartiere è associato uno stile di danza ed un ritmo specifico. La performance delle Murgas è scandita da passaggi fissi: sfilata d’entrata, canzone di presentazione, canzone finale o ritirata ed una sfilata in cui i ballerini si scatenano esibendo la propria destrezza, il tutto introdotto da un presentatore che commenta i singoli passaggi. Il gruppo può comprendere da cinquanta ad oltre cento persone, fino agli anni ’40 rigorosamente uomini, in seguito anche donne, seppure in minoranza. Successivamente nei club di quartiere si iniziano ad organizzare grandi balli di Carnevale molto frequentati, allietati da orchestre jazz, musica tropicale e tango. Per esercitare un controllo sulla festa ad un certo punto viene introdotta una legge secondo la quale qualsiasi persona in maschera deve esibire un permesso rilasciato da un commissariato, al fine farsi riconoscere. Controlli e proibizioni sempre più serrate segnano il declino della festa fino alla dittatura del ’76, anno in cui le festività del Carnevale saranno annullate addirittura per decreto. Nel 1997 il Carnevale di Buenos Aires viene dichiarato Patrimonio culturale della Città. Nel 2000 le Murgas furono valutate per la prima volta da una giuria, al fine di stimolare la motivazione per aumentare la qualità dello spettacolo. Attualmente se ne contano oltre 130, ma esiste anche un circuito alternativo di Murgas che preferiscono autogestirsi e si definiscono Murgas independientes.

http://www.etnostudi.it/AltraMusica/Murgas.htm

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