RECUERDO DE LA MUERTE

25 anni fa moriva Jorge Luis Borges. In un remainders di Torino mi sono da poco imbattuta in una piacevole scoperta: Sette conversazioni con Borges di Fernando Sorrentino, un libro con copyright del ’96 uscito in Italia con Mondadori nel ’99.  L’allora giovane scrittore Sorrentino ha avuto il piacere di conversare con Borges tra il 1968 ed il 1969 in una stanza appartata della Biblioteca nacional, che si poteva raggiungere solo “aprendo alte porte” e salendo “inaspettate scale a chiocciola”. I temi delle conversazioni sono naturalmente letterari, ma anche politici e psicologici: aneddoti e ricordi autobiografici che sconfinano nell’imprecisione e nella fantasia, creando una realtà parallela impercettibilmente scostata dal vero per il lettore contemporaneo. L’aspetto a mio avviso più interessante del libro sta nel punto di vista meta letterario, vi si trovano le idee che il Borges di allora aveva su Roberto Arlt, Leopoldo Lugones, il Tango, una visione del suo rapporto con Bioy Casares ed una infinità di altri personaggi argentini del ‘900.

Il libro risulta allettante per gli appassionati di Borges e di letteratura argentina ma anche per sorprendenti analogie politiche con la realtà italiana contemporanea, che trae profondi spunti dal Peronismo:

 

F. S.: Secondo lei come può nascere nel cervello di qualcuno l’idea di diventare un Dittatore?

J. L. Borges: La verità è che mi sembra un’idea puerile, non è vero? Credo che l’idea di comandare ed essere ubbidito corrisponda più alla mente di un bambino che a quella di un uomo. Non credo che i dittatori in generale siano persone molto intelligenti. Anche il fanatismo  può portare a questo. Il caso di Cromwell, per esempio: ritengo che lui come puritano e calvinista, credesse di avere qualche diritto. Ma nel caso di altri dittatori più recenti, non credo siano stati spinti dal fanatismo. Credo piuttosto che a spingerli fosse un’ansia istrionica, un desiderio di essere applauditi, di essere obbediti e forse la semplice voglia puerile di pubblicità, che è una voglia che non capisco.

 

So che è banale ma Borges resta il mio scrittore preferito di sempre, non ritengo validi tutti i suoi giudizi e le sue prese di posizione, eppure resta immenso, multi sfaccettato, umile e divino, forse perché concordo in pieno con la sua idea di fruizione della letteratura:

 

…giudico la letteratura in modo edonistico. Vale a dire, giudico la letteratura secondo il piacere o l’emozione che mi dà. J. L. B.

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