Per una letteratura senza aggettivi

per_una_letteratura_senza_aggettivi_182Già in altri post è emersa la questione di cosa in un libro si considera “femminile” e per quale motivo la scrittura delle donne venga ancora messa in secondo piano nelle grandi Storie della Letteratura. Se ne potrebbe parlare per anni. Maria Teresa Andruetto se lo chiede a proposito di un’altra Cenerentola: la letteratura infantil o juvenil. Perché la letteratura “per bambini” o “per ragazzi” è considerata un genere secondario? Così nel suo libro edito dalla casa editrice Equilibri ci pone alcune questioni sul canone, un approccio che già trovo squisitamente argentino e mi incuriosisce:

Come ha detto Lotman la relazione fra il canonizzato ed il non canonizzato è sempre dialettica. Questo movimento vorticoso fa si che coloro che si trovano ai margini tendano ad occupare il centro lottando per far valere i propri modelli…

Andruetto ritiene il canone, fra le altre cose, come una lettura del presente tramite il passato, una scelta attraverso cui coscientemente o incoscientemente si pretende di scegliere cosa salvare dall’oblio, cosa insegnare alle future generazioni, per questo motivo lo ritiene un argomento particolarmente importante e delicato nel contesto della letteratura destinata ai ragazzi. Ma il rischio è che ciò che viene canonizzato si fissi e si irrigidisca e che nel mercato editoriale moderno venga sottoposto a innumerevoli copie e varianti sul tema per meri scopi di mercato. Il canone è anche uno strumento di controllo sociale: ciò che è giusto leggere. In questo senso l’autrice interpreta anche alcune classifiche dei “libri più venduti“, un canone effimero costruito dal marketing. Così se nell’attualità i punti di riferimento che abbiamo per la scelta di una lettura sono a tal punto sfilacciati, per venirne a capo non possiamo che tornare un passo indietro e porci la fatidica domanda: a cosa serve la finzione? A quanto pare la usiamo per cercare di comprenderci:

Un racconto è un viaggio che ci conduce in territori altrui, quindi è un modo per espandere i limiti della nostra esperienza, accedendo a un frammento di mondo che non è il nostro. […] Riflette una necessità molto umana, quella di non accontentarci di vivere una sola vita.

Il pericolo che corre la letteratura per ragazzi secondo l’autrice è proprio quello di essere definita a priori come destinata a bambini e ragazzi, e quindi di restare irretita dal solo scopo pedagogico o dall’urgenza di un tema o un problema specifico. Rischia di non parlarci più di umanità, di complessità e contraddizioni dell’essere mettendo in primo piano solo ragioni morali, politiche o di mercato:

I libri letterari, proprio per ciò che in sé hanno di letterario, viaggiano più lentamente. […] Questo succede perché la letteratura per la sua complessità, per la sua ambiguità e soprattutto per la sua particolarità, è un albero difficile da trapiantare. […] Se pensassimo sempre e solamente in termini di rapidità e di vendite non avremmo mai potuto sostenere una scrittura come quella di Borges, ad esempio. 

Un saggio stimolante, scorrevole, elegante. Uno di quei libri che nelle più disparate occasioni tornano in mente. Vale la pena conservarlo per poterlo rileggere al bisogno.

Maria Teresa Andruetto

Per una letteratura senza aggettivi

Equilibri, 2014

 

3 thoughts on “Per una letteratura senza aggettivi

  1. Sai che in Olanda la letteratura per bambini viene presa molto sul serio? Abbiamo tanti scrittori che sono veramente famosi per i loro libri, anche all’estero. Ci scriverò un articolo presto sul mio blog, perché ne stavo parlando qualche giorno fa con un’ amica italiana. Quando ero in Italia per vacanze cercavo scrittori famosi italiani per letteratura per bambini, così che miei bambini possono conoscere i grandi scritttori italiani. Ma non ci sono! (A parte di Collodi con Pinocchio) Incredibile.

    • E’ vero non ce ne sono molti di grandi scrittori per adulti che scrivono anche per ragazzi ma ci sono molti scrittori per ragazzi favolosi, il mio preferito in assoluto è Gianni Rodari, poi c’è Bianca Pitzorno, Bruno Munari, Emanuele Luzzati tanto per restare sui classici. Poi c’è Vanna Cercenà, Susanna Mattiangeli che è stata appena tradotta in francese…speriamo presto anche in olandese! A dire il vero invece leggendo autori latinoamericani che scrivono per ragazzi sono rimasta un po’ delusa (Mutis, Quiroga) a parte José Vallejo ed il suo splendido romanzo per adolescenti Il libro Selvaggio. Attendo con ansia il tuo post, sono molto interessata professionalmente a questo tema! E sono graditissime anche le foto delle illustrazioni!!

      • Grazie per le idee, non li conosco questi autori. Sai, io sono stata sei mesi a Brasile dopo il liceo. Dai miei genitori ho ricevuto allora il libro di Vasconcelos che si intotola: aspetti fino che io sarò grande (o qualcosa simile). È la storia di un menino che lavora per la strada per aiutare economico sua famiglia. Molto commovente questa storia, e sul libro dicono che è un classico braziliano (ma forse neanche per bambini, anche se la protagonista è un ragazzino)

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