Muore lentamente falso d’autore. Ma non si può incolpare nessuno!

young-pablo-nerudaIl poema Muere lentamente, attribuito per malizia o per errore a Pablo Neruda, circola da anni sulla Rete senza che si riesca a mettere fine all’errata attribuzione. La Fundación Pablo Neruda, che ha ricevuto numerose richieste di consultazione a proposito di questo scritto ha già dichiarato ufficialmente che non appartiene al Poeta. Adriana Valenzuela, bibliotecaria della Fondazione afferma che sono stati consultati diversi specialisti e tutti hanno scartato l’appartenenza al corpus nerudiano. In effetti anch’io, che teoricamente avrei dovuto cimentarmi in una tesi di dottorato su Neruda e mi ritrovo dunque le Obras Completas di Galaxia Gutemberg dell’autore, non ho trovato nulla del genere. Mi sono inizialmente insospettita perché a colpo d’occhio non sembra proprio lo stile di Neruda, se escludiamo l’enumerazione tipica delle Odas elementales, il tema mi farebbe pensare ad un autore contemporaneo e l’attitudine moraleggiante richiama più uno stile da libro di self help.  Muere lentamente non è l’unico falso di Neruda che gira in rete: Adriana Valenzuela segnala che vengono attribuite a lui anche le poesie Queda prohibido, che sembrerebbe essere dello scrittore spagnolo  Alfredo Cuervo, e Nunca te quejes, di cui è ignoto il vero autore.  Fernando Sáez, direttore esecutivo della Fondazione, giustamente osserva che non è la prima volta e non sarà l’ultima in cui ad un poeta famoso vengono attribuite opere che non ha scritto e di autori sconosciuti: “Ya sucedió con un conocido texto atribuido a Borges sobre las maravillas de la vida, que ni con su mayor ironía habría soportado y menos escrito“. Parliamo di Instantes, la vedova di Borges María Kodama da anni cerca di chiarire che in realtà trattasi di uno scritto della statunitense Nadine Stair. Ancora più famoso l’apocrifo attribuito a Gabriel García Márquez, La marioneta, con cui teoricamente lo scrittore salutava gli amici dopo aver saputo di avere il cancro.  Tornando a Neruda addirittura Clemente Mastella pensò di fare bella figura leggendo al Senato Muere lentamente prima di votare  la mozione di sfiducia a Romano Prodi. Per fortuna la stampa italiana chiarì che il poema è della scrittrice brasiliana Martha Medeiros,  la quale si è messa direttamente in contatto con la Fondazione per chiarire che i versi coincidono in gran parte con il suo A Morte Devagar, risalente al novembre del 2000. L’autrice afferma di non sapere perché il testo circola in internet a firma di Pablo Neruda  e che molti suoi testi figurano come opere di altri autori.

Ho deciso di scrivere una volta per tutte questo post perché oggi sono incappata nuovamente in un blog residente in un magazine autorevole caduto in questa “trampaNunca te quejes in italiano diventa Non incolpare nessuno oppure Non ti lamentare. Vorrei infine fare alcune osservazioni su quello che considero un nuovo fenomeno di marketing:

– Al momento è diffuso per lo più in America (Nord e Sud)

– Le opere vengono attribuite ad illustri scrittori uomini  ma servono quasi sempre a veicolare messaggi di scrittrici donne, uno dei tanti indizi della mancanza di parità di genere anche per quanto riguarda il mondo della scrittura.

I libri tra le nuvole

libynubDai burocrati di quelle parti viene chiamata “pobreza paupérrima“, più che una definizione sembra un’enfatizzazione scherzosa…invece vuole identificare coloro che mangiano una sola volta al giorno, quasi sempre ciò che produce un piccolo appezzamento di terra da loro stessi coltivato. Siamo nella parte nord del Perù, provincia di Cajamarca. Da quelle parti si produce moltissima lenticchia, poi caffè, riso, fagioli, soia e mais, ma i contadini non vengono pagati adeguatamente per i prodotti della loro terra. Circa l’ottanta per cento della popolazione soffre in qualche modo la fame ed il 65% dei bambini è denutrito, in alcuni luoghi si arriva al 20% di analfabetismo; il tutto in una zona che vanta le miniere d’oro tra le più ricche del continente.

Su quei monti ostili e splendidi qualcuno da oltre 40 anni compie un rituale relativamente nuovo che però sa di profonda antichità: la bibliotecaria cammina per portare i libri. Non esiste un luogo fisico chiamato biblioteca, non esistono bibliotecari che catalogano dietro la scrivania ed attendono i lettori. Preparano il loro pacco di libri, lo zaino e si mettono in marcia, sono attivi anziché passivi. Nel frattempo nella provincia vicina un’altro bibliotecario fa la stessa cosa prendendo il cammino inverso, le piccole comunità si scambiano i libri che hanno. Un gesto potente e poetico che acquisisce una forza straordinaria nella reiterazione costante. Questa rete di gesti, azioni e persone prende il nome di Red de bibliotecas rurales de Cajamarca.

Quella servita dalla rete è una comunità rurale e molto spesso i bibliotecari camminatori sono essi stessi contadini, gli obiettivi di questo servizio sono il riconoscimento ed il mantenimento della cultura comunitaria, lo scambio di informazioni tramite i libri, la produzione di materiale bibliografico che scaturisce dalla conoscenza della popolazione, la promozione della formazione di gruppi di lettura, il riconoscimento dei saperi tradizionali e l’appoggio alle attività culturali delle comunità contadine appartenenti alla rete.

Un giorno un regista italiano coglie l’aspetto intensamente poetico e resistente di questa pratica e lo trasforma in un documentario che è un inno alla lettura ed agli abitanti di quei luoghi. In effetti è un regista un po’ particolare: Pier Paolo Giarolo nasce a Comodoro Rivadavia, in Argentina, nel 1970. Ha un diploma di pianoforte al Conservatorio di Vicenza, nel 2006 ottiene la licenza per l’esercizio di Cinemambulante e crea la Outroad cine production, che definisce così: Outroad è una società di produzione. Ha sede in un furgone che si chiama sultappetovolante. Outroad e sultappetovolante pagano le tasse e rispettano i limiti di velocità. Di solito parcheggiamo di fronte al mare a patto che non ci sia tanta gente. Outroad è una società di produzione che usa il pannello solare, fa la raccolta differenziata, diventa un’officina durante le riprese, si trasforma in cinemambulante quando bisogna far cassa. E poi nel furgone ci sono una biblioteca, un pianoforte, una stufa a legna e tanti film da studiare.

Mi pare evidente che l’amore per i libri ed il bisogno di muoversi di Giarolo siano entrati perfettamente in risonanza con il progetto della Red de bibliotecas rurales, ed è forse per questo che il film, che si intitola Libros y nubes, è molto riuscito ed ha vinto il premio Genziana d’argento al 61° Trento film festival. Ora, come al solito, bisogna solo sperare che venga ben distribuito.

Preghiere notturne

Preghiere-notturne

Un libro appagante, che ha le radici nei grandi classici della letteratura ispanoamericana e la leggerezza di un’opera immersa nella contemporaneità, veloce e scorrevole, sebbene parli di argomenti tutt’altro che lievi.
La storia si può a grandi linee dividere in due parti. Nella prima parte scopriamo le vicende ed i moti dell’animo di Manuel, giovane figlio secondogenito di una famiglia della classe media di Bogotà. La sua infanzia è pervasa da una cappa di consapevolezza depressiva: non è un figlio amato, anzi sembra quasi un intruso a malapena tollerato fino a quando sua sorella Juana non riesce a guardarlo per davvero, in profondità. Con lei si creerà il suo unico legame forte, ai limiti della morbosità, di contro ad un resto dell’umanità meschino e inaffidabile. La giovinezza di Manuel conferma questa sua intuizione infantile e lo costringe a mettere a fuoco la pochezza dei suoi genitori. Intanto l’ascesa del nuovo caudillo Uribe fa da sfondo ad un panorama umano desolante a cui solo Manuel assieme a Juana sembrano opporsi rifugiandosi in un mondo segreto, fatto di cinema d’autore, libri e murales abusivi.
Nella seconda parte del libro Juana scompare misteriosamente, un po’ alla volta, senza colpi di teatro, come se la sua coscienza e la sua presenza si dissolvessero sciogliendosi in un liquido. Manuel comincia ad avere dei sospetti ed a cercarla senza sosta. Si ritroverà in carcere a Bangkok, dove incontrerà il Console dell’Ambasciata colombiana a Nuova Dehli, alter ego dell’autore, che si farà coinvolgere nella ricerca della sorella. Da questo momento in poi emerge un po’ alla volta il punto di vista di Juana e la sua vicenda assume contorni sempre più torbidi e inquietanti…
La costruzione del libro è a mio avviso molto efficace, i personaggi sono presentati con maestria, si alternano pagine in cui il Console narra in prima persona la concatenazione di eventi che lo coinvolgono nella storia a pagine in cui Manuel racconta a lui le sue vicissitudini personali che lo hanno portato fino al carcere, ed altre misteriose pagine di un blogger sconosciuto, che solo alla fine del libro sveleranno il loro significato. La storia sembra meno cesellata nella seconda parte, ho trovato un po’ pleonastiche alcune scene in cui il Console partecipa a dei convegni letterari ed un po’ troppo approfondita a discapito della verosimiglianza la confessione di Juana ed il cavilloso racconto dei suoi giorni dal momento della scomparsa. Nonostante questi particolari il libro mantiene sempre un alto di livello di suspance ed è ricco di intelligenti riflessioni e di indagini introspettive che solo la buona letteratura sa capitalizzare. L’autore, Santiago Gamboa, è uno scrittore riconosciuto come uno dei più interessanti del panorama letterario latinoamericano attuale, ha 47 anni e vive tra Roma e Bogotà, ha già al suo attivo diversi romanzi tradotti in Italia: Perdere è una questione di metodo del 1998, Vita felice del giovane Estéban, Ottobre a Pechino, Gli impostori e Morte di un biografo del 2011 (titolo sublime!), edito dalle edizioni e/o come quest’ultimo. E’ doveroso riconoscere alla casa editrice e/o uno speciale merito nel mantenere da anni l’impegno di pubblicare autori latinoamericani di qualità a prescindere dalle mode del momento e dalle infinite tentazioni del mercato editoriale.

Edizioni 001

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La 001 edizioni è una piccola casa editrice torinese nata nel 2006 che vanta al suo interno la collana H! Historietas il meglio della produzione sudamericana del passato e di oggi.

Ha sfornato l’anno scorso una ricca e curatissima edizione dell’Eternauta in lingua italiana, con introduzione di Goffredo Fofi e numerosi approfondimenti, poi un saggio dal titolo Memorie dell’Eternauta. Storia di un fumetto desaparecido di Fernando Ariel Garcìa e Hernan Ostuni.

Nel mese di dicembre è uscito L’Eternauta. Il ritorno. L’investimento vale la pena in ogni senso: contenuto attualissimo, splendida grafica vintage, autentico piacere fisico che scaturisce dal toccare ed odorare questi volumi fatti ad arte.

Eccentrica scoperta

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 Un po’ in sordina una casa editrice salernitana sta proponendo traduzioni insperate di validi autori latinoamericani da noi poco noti. Si tratta delle Edizioni Arcoiris con la collana Gli eccentrici, presentata recentemente nella bibliolibreria della Fiera Più Libri Più Liberi a Roma.

Segnalo un titolo che mi è parso molto avvincente dalla presentazione: il romanzo breve o racconto lungo Istantanee d’inquietudine di Norberto Luis Romero.

Intendo invece soffermarmi sull’affascinante operazione effettuata con l’Antologia Bagliori estremi. Microfinzioni argentine contemporanee curata da Anna Boccuti, ricercatrice all’università di Torino. Il libro offre una panoramica su un genere letterario che in Argentina sta avendo particolare seguito: la microfinzione – miniracconto, microracconto o come lo si vuole chiamare – è un racconto brevissimo, che in poche righe mescola o condensa sentenze, prosa poetica, aforismi, narrativa ed altro ancora e che si chiude in molti casi con un finale che lascia disorientato e impressionato il lettore. Molte le eredità ricevute dal genere, al punto che non lo si può dichiarare totalmente nuovo, ma le comunicazioni brevi tipiche dei social network e del web hanno dato impulso a quello che era sempre rimasto un esperimento più o meno isolato di alcuni autori, noti per essersi cimentati con altri tipi di scritture. Le microfinzioni dialogano spesso e volentieri con altri testi, un rimando intertestuale, una risposta che scaturisce dall’esigenza di brevità e genera un ampliamento dei significati del testo. Si può giocare a scovare i rimandi nella sezione dell’antologia intitolata Alla ricerca delle sorgenti.

Questi brevi scritti hanno frequentemente l’ambizione di portare per pochi momenti chi legge in mondi lontani o surreali; spesso leggendo ho avuto la sensazione di trovarmi davanti paesaggi tipici di certi quadri di Dalì e De Chirico, spazi ampi, rarefatti e bizzarri intrisi di contenuti e rimandi filosofici. Mi riferisco alla sezione intitolata Città, labirinti e altre geografie ad esempio, oppure a Linee di Maria Rosa Lojo o a Ciò che permane di Rosalba Campra.

Si respirano in altri punti tempi mitici in cui personaggi del passato remoto agiscono al di la del clichè, rivelando nuovi finali di storie note a tutti, è il caso di Questione di nomi di David Lagmanovich o di Divine metamorfosi di Patricia Calvelo; in altri ancora i protagonisti dei mondi di fiaba appaiono diversi da come impone la tradizione, si veda Tango del lupo di Eugenio Mandrini, oppure vi è uno spostamento spaziale ed una appropriazione entro i confini geografici latinoamericani di storie fondative dell’Europa, come in Immigrazione di Mario Goloboff, o ancora evocazioni del mondo del circo come metafora della natura umana.

Riscrittura, soggetti abbozzati per un racconto o per un film, piccole riflessioni rinchiuse in un diario segreto, esternazione di punti di vista, piccoli sfoghi, versi poetici, confessioni, questo è quello che appaiono di volta in volta queste opere. Testi aperti e incompiuti per principio, che hanno l’ardire di creare sensi inediti ed incuriosire il lettore; lo lasciano sospeso dentro una suggestione che dura poche righe per poi liberarlo ed abbandonarlo nel proprio labirinto mentale. Come avrete capito questo libro mi appare seducente e pericoloso come un libro di incantesimi: non si sa mai a quali esiti possa portare una di queste piccole microfinzioni, una diversa per ognuno e diverso l’effetto su ogni lettore.

Chi è Stato?

Pochi giorni fa la Casetta Rossa della Garbatella a Roma ha ospitato una singolare presentazione del libro di Emilio Barbarani dal titolo Chi ha ucciso Lumi Videla? Con la partecipazione, intensa e cordiale di Erri De Luca. E’ stato un incontro denso, doloroso e piacevole allo stesso tempo, in cui abbiamo potuto riflettere con una giusta distanza e con maggiore lucidità sugli anni in cui il mondo era diviso in due, ma, oltre ad essere diviso fra est ed ovest era anche in gioco fra testa e croce, capitalismo e socialismo reale, piatto come una moneta. In questo quadro qualsiasi angolo remoto poteva diventare strategico… così si è espresso Erri De Luca per introdurre il tema del libro, un fatto meno noto di quello di Enrico Calamai presso l’Ambasciata italiana di Buenos Aires, ma altrettanto importante.

Il luogo in cui si svolgono i fatti di questa autobiografia scritta come un romanzo è l’Ambasciata italiana di Santiago del Cile. Un giovane Barbarani, funzionario del Consolato generale d’Italia a Buenos Aires, viene trasferito d’urgenza all’Ambasciata a Santiago del Cile in cui risiede un unico Diplomatico: l’ambasciatore Tomaso de Vergottini, non accreditato, assistito dal personale dipendente, la cui metà non parla e non collabora con l’altra metà per motivi politici: “pinochetisti” contro “antipinochetisti”. Com’è noto, in quel momento per cercare di salvarsi la vita migliaia di persone affollano le ambasciate estere. Poi, progressivamente i golpisti consolidano il loro potere e le ambasciate cominciano a non accoglierli, tutte tranne quella italiana. L’Italia non ha mai riconosciuto il governo capeggiato da Augusto Pinochet, quindi i diplomatici non potevano essere accreditati, l’ambasciata risulta addirittura chiusa, nonostante ciò fino al 1975 continuerà ad accogliere i richiedenti asilo.

Nella notte tra il 4 e il 5 novembre 1974, il corpo di una donna di 24 anni viene scaricato nel giardino della villa di Miguel Claro, in cui sono già rifugiate centinaia di persone in fuga dal regime. Sono trascorsi circa 14 mesi dal Golpe militare di Pinochet. La donna viene riconosciuta: è il corpo senza vita di Lumi Videla, dirigente del Mir. Pochi giorni dopo i giornali come El Mercurio si affrettano ad aderire alla versione ufficiale che dell’accaduto danno i militari: durante un’orgia a cui partecipavano i richiedenti asilo all’interno dell’Ambasciata, Lumi è stata portata alla morte. Una tesi sfatata subito dall’assenza della stessa dalle liste dei richiedenti asilo.

In un clima inquietante fatto di spie, armi, amori e delatori continua il racconto di Barbarani, che curiosamente non ha avuto grande eco in Cile, qualcuno dice perché un tal colonnello “K” non ha mai ricevuto condanne e vive indisturbato a Santiago. Tuttora. Come nulla fosse…