A Cannes si dice NO

Inaspettato successo del film No del chileno Pablo Larrain, quello di Tony Manero e Postmortem. Tutti dicono che è stato uno dei capolavori del festival di Cannes di quest’anno, forse il migliore però ha vinto solo (si fa per dire) la sezione Quinzaine des Réalisateurs, che assicura un’ottima distribuzione al film. Gael Garcìa Bernal interpreta un pubblicitario che con una campagna mirata e ben confezionata riesce a rovesciare il regime di Pinochet in occasione del referendum del 1988, in cui alla fine il dittatore perse la possibilità di  restare in carica fino al 1997.

La sceneggiatura è firmata da Pedro Peirano ed il film è interamente girato con videocamere Ikegami del 1983 per rendere l’estetica delle immagini originali di quegli anni. Il regista intervistato sul successo riscosso dal film dichiara che
probabilmente è anche merito della particolare fase politica che buona parte del mondo  sta attraversando: magari non contro una dittatura, ma le proteste spagnole, arabe, chilene sono comunque una forma collettiva di associazione ed espressione per produrre cambiamenti  rilevanti nella società.
Il festival ha ospitato diversi film latinoamericani: l’uruguaiano Pablo Stoll con la commedia  familiare “3”, la messicana Yulene Olaizola con “Fogo” e il colombiano William Vega con “La sirga”,  sulle vittime di violenza nelle zone rurali in Colombia. Poi “Infancia clandestina” dell’argentino  Benjamín Avila, e “La noche de enfrente” del regista franco-chileno Raúl Ruiz, morto nel 2011.

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AMERICA LATINA A CANNES

Tre sono i film latinoamericani in concorso al 64° Festival Internazionale del Cinema di Cannes, naturalmente è altamente probabile che non li vedremo mai, se non mettendoci sulle loro tracce in sparuti circuiti “alternativi” oppure grazie a qualche piccolo festival dedicato:

Porfirio del colombiano Alejandro Landes: il suo primo lungometraggio di fiction dopo il successo del documentario Cocalero che trattava l’ascesa al potere di Evo Morales.  E’ la storia di un aviatore pirata disabile, molto noto in Colombia, che reclamava giustizia allo stato. Tatto e realismo sono le caratteristiche del film, il personaggio diviene incarnazione del paese stesso: violenza, ingiustizia, paralisi dello Stato.

 Las acacias dell’argentino Pablo Giorgelli: opera prima, un road movie sull’incontro fra un camionista argentino ed una donna paraguayana in viaggio verso Buenos Aires alla ricerca di lavoro con la figlia neonata.

Miss bala del messicano Gerardo Naranjo: è la storia di Laura Zuñiga ovvero Miss Sinaloa 2008 senza nemmeno essersi iscritta al concorso, grazie all’intervento della mafia legata al narcotraffico locale, il film è prodotto da Gael García Bernal.