Romanticismo e modernismo

Gli ideali romantici non si diffusero con omogeneità nel continente latinoamericano a causa di diversificate configurazioni etniche e geografiche e del differente coinvolgimento delle varie nazioni nella guerra di indipendenza. Nonostante ciò l’apporto del romanticismo, più tardo rispetto all’Europa, fu notevole: preannunciato da figure di transizione come il poeta cubano José Maria Heredia (1806-1868) il romanticismo si affermò in America latina all’incirca fra il 1840 ed il 1890, ovvero mentre l’Europa se ne stava allontanando.

Nei paesi da poco indipendenti lo scrittore si trovava spesso isolato, sorsero dunque numerosi circoli letterari con lo scopo di incoraggiare lo sviluppo delle letterature nazionali. A volte questi circoli avevano anche dei connotati politici, come il Salon literario di Buenos Aires (1837) o la casa di Domingo Delmonte a La Havana, ma piu spesso si dedicavano esclusivamente alla letteratura: fra questi si possono annoverare la Academia Letràn in Messico (1839), il gruppo El Mosaico in Colombia (1850), la Sociedad literaria in Cile (1842). In molti di questi circoli argomento principe era il Romanticismo, non solo inteso come atteggiamento, ma anche come emblema di un mutamento intriso di profonde implicazioni politiche, sociali e filosofiche, prodotto di una nuova sensibilità letteraria.

L’intellettualità era alla ricerca, per la propria letteratura, di forme e temi originali che sapessero incarnare l’identità nazionale; ciò si tradusse in affermazione delle libertà individuali e del nazionalismo; la nuova letteratura si identificò con l’aspirazione ad una riforma politica e sociale ed i nuovi intellettuali fecero del romanzo e della poesia gli strumenti attraverso cui attaccare le ingiustizie sociali e creare un sentimento patriottico. Per la prima volta gli artisti latinoamericani osservarono e descrissero la loro terra allo scopo di diffonderne le peculiarità ed accrescerne la dignità.

L’influenza del Romanticismo agevolò anche il rifiuto della tradizione spagnola. Gli studi storici ed i saggi del periodo tendono a rilevare ed esaltare le differenze esistenti fra i nuovi paesi e la Spagna, sottolineando gli errori dell’impero nell’amministrazione delle sue colonie. Gli scrittori si erano convinti del fatto che il governo coloniale fosse responsabile dell’arretratezza del continente, in quanto rappresentante di una delle potenze piu reazionarie ed oscurantiste d’Europa, dunque un modello negativo per le nazioni che aspiravano a divenire democrazie moderne.

Esteban Echeverría e Domingo F. Sarmiento, entrambi argentini, sono gli scrittori che maggiormente si fecero portavoci delle influenze della letteratura romantica e del nazionalismo. Il romanticismo viene assimilato in modo originale da Echeverría, il quale, prendendo spunto dal ritratto del deserto di Victor Hugo, si lancia nella prima descrizione della Pampa argentina. E’ in questo periodo che la letteratura ispanoamericana, sebbene le classificazioni della critica continuino a ricalcare i movimenti europei come “realismo” e “naturalismo”, acquisisce le sue proprie peculiarità.

Anche l’America Latina fu protagonista di una accesa polemica che vedeva fronteggiarsi neoclassici e romantici, ma stemperata da obiettivi comuni; la più famosa è senza dubbio la disputa che ebbe come protagonisti Andrés Bello e Domingo F. Sarmiento, che rivelò un contrasto non tanto ideologico quanto relativo a questioni linguistiche. Il Romanticismo favoriva il superamento delle norme imposte dal neoclassicismo, focalizzando l’attenzione verso il popolo, accendendo un rinnovato interesse verso la storia e le tradizioni. Il movimento, più che strumento critico verso il passato, si tradusse in fonte di ispirazione per affrontare problemi sociali e culturali del presente. L’idea di nazione, a causa della lunga colonizzazione, fu molto sentita da tutti i ceti sociali, nonostante si dovesse ancora definire una vera e propria identità. A causa della scarsa circolazione delle idee, gli scrittori si indirizzarono verso tendenze neoclassiche o romantiche, seguendo quelle che meglio si confacevano alla loro formazione culturale.

Il romanticismo europeo aveva aperto agli scrittori ispanoamericani la possibilità di una letteratura originale; nell’ambito della poesia gli scrittori argentini scoprirono la propria originalità nelle “payadas“, che narravano le avventure dei >em>gauchos, da cui nacque il filone della “gauchesca” che ispirò autori divenuti celebri quali Bartolomé Hidalgo, Hilario Ascasubi (Santos Vega 1872) e, soprattutto, José Hernández. Quest’ultimo nel 1869 fondò a Buenos Aires il giornale El Río de La Plata, in cui, al contrario di Sarmiento, accusava il governo centrale di trascuratezza verso la campagna ed i suoi abitanti, fra cui i gauchos. Nel 1872 compose l’opera Martín Fierro (Ida), un poema che acquisì una fama sorprendente sia nei circoli letterari che fra la gente comune, tanto che nel 1879 ne venne pubblicata una seconda parte (Vuelta) . La trama e lo stile dell’opera traevano spunto dal folklore gaucho: in quel periodo la figura del gaucho nomade stava scomparendo; si iniziava ad avviare il processo di industrializzazione ed organizzazione delle Estancias, mentre gli “indios” erano già quasi completamente scomparsi. Nonostante ciò la figura, ormai mitica, del gaucho restò a lungo protagonista della letteratura e del melodramma, basti pensare al leggendario Santos Vega (1887) fatto rivivere da Rafael Obligado.

In molte di queste manifestazioni letterarie ottocentesche sono già presenti i germi del movimento detto modernismo, nato da influenze di ascendenza francese, in particolare parnassianesimo e simbolismo, ed incarnato da poeti quali José Martí, Manuel Gutiérrez Nájera, José Asunción Silva, ma soprattutto Rubén Darío (1867-1916). Fu Darío a fornire agli autori ispanoamericani le coordinate estetiche per i successivi sviluppi del movimento, tanto che se ne fa coincidere l’inizio con la data di pubblicazione della sua raccolta Azul… (1888). Gli autori modernisti in taluni casi nutrivano simpatia verso movimenti socialisti ed anarchici (Martí e Lugones), altre volte sognavano un ritorno al passato mitico dell’America o verso altri mondi esotici (Darío), talora assunsero atteggiamenti da boheme, o esaltarono il poeta come un vate.

Jean Franco in The modern culture of Latin America, osserva che per la prima volta l’artista divenne un membro differenziato nella società ispanoamericana, esibendo una professionalità sconosciuta fino ad allora. Alla tendenza ribelle o estetizzante si aggiunse una precisa volontà di svecchiamento dell’espressione poetica (Herrera y Ressing), con interventi sulla metrica che sostituirono alle rigidezze ereditate dalla tradizione castigliana cadenze di sottile musicalità, con un allargamento quasi avanguardistico degli strumenti lessicali e del patrimonio neologistico. I modernisti fusero influenze straniere eterogenee con altre di ascendenza autoctona, impegnandosi negli studi filologici e grammaticali, riproposti dalla seconda generazione romantica latinoamericana, e rilanciando la traduzione come genere letterario.

Per la prima volta i gruppi intellettuali latinoamericani miravano ad esprimere una propria identità, che si integrasse nella realtà sociale e mostrasse validità artistica: l’uruguaiano José Enrique Rodó, primo critico del modernismo e modernista egli stesso, propose, a simboleggiare questa identità, la shakespeariana figura di Ariel (1900). Il modernismo segnò la nascita della moderna poesia ispanoamericana e produsse una inversione di tendenza: per la prima volta, dai tempi della conquista, le influenze si irradiarono dall’America verso la Spagna; iniziava il “ritorno delle Caravelle”.

Bibliografia

Vanni Blengino, Oltre l’oceano, Roma : Edizioni Associate, 1987

Rubén Darío, Azul…, Madrid : Espasa-Calpe,1984

Esteban Echeverría, La cautiva ; El matadero, Buenos Aires : Kapelusz,1994

Jean Franco, Introduzione alla letteratura ispanoamericana, Milano : Mursia, 1993

Jean Franco, The modern culture of Latin America, New York : Penguin, 1967

José Hernández, Martín Fierro, Buenos Aires : El Ateneo,1988

José Martí, Versos sencillos, La Habana : Extramuros,1991

Dario Puccini- Saul Yurkievich (a cura di), Storia della civiltà letteraria ispanoamericana, Roma : Utet, 2000

José Enrique Rodó, Ariel, Buenos Aires : Kapelusz,1994

Domingo Faustino Sarmiento, Facundo, Buenos Aires : Centro Editor de América Latina,1973

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