LE GIOIE DI EVITA

Ritrovati i gioielli di Evita Peron sottratti durante una rapina al famoso Joyas Sofia di Valencia. Dieci milioni di euro il valore del bottino che è stato ritrovato a Milano nella stanza di un hotel, un anno e mezzo dopo ancora in possesso del gruppo di rom autore del furto.  L’operazione è stata compiuta dai Carabinieri in stretta collaborazione con la Policia Nacional spagnola.

La particolare attenzione di Evita alla moda la portò a spendere una vera fortuna in vestiti e gioielli. Sentendosi rappresentante di tutte le donne argentine affermava che attraverso di lei si vestiva ed adornava la più umile delle umili: quanto più investiva in pellicce, vestiti e gioielli, tanto più ricordava e sottolineava le umiliazione delle sue povere origini. Qualcuno dice che gli operai del sindacato donassero sotto Peròn la paga di un giorno di salario per i gioielli di Evita, ma è una voce non confermata…

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TANGO DI SABATO

Un solido intellettuale del novecento, un faro. No, non è Gino Paoli. E’ Ernesto Sábato, morto neanche due mesi fa alla rispettabilissima età di 99 anni. Nel lontano 1938 aveva vinto un Dottorato in Fisica all’Universidad Nacional de La Plata, ma nel 1943 scelse di abbandonare la scienza per dedicarsi completamente alla letteratura ed alla pittura. Il suo Sobre héroes y tumbas (1961) è considerato uno dei migliori romanzi argentini del XX secolo, e lo è.

Fu anche intimamente legato al mondo del Tango, che seppe interpretare e decifrare nella sua complessità con sconfinamenti e continui giochi di rimandi alla letteratura. Pubblicò nel 1963 il saggio Tango, discusión y clave in cui narrava, analizzava e definiva la trascendenza ed il risentimento presenti nel Tango: la drammaticità del bandoneón, strumento sentimentale, le oscure radici della danza, il mondo del compadrito, l’evoluzione musicale e le differenze fra Guardia Vieja e Guardia Nueva. Interessante la suddivisione in 5 parti denominate “Hibridaje”, “Sexo”, “Descontento”, “Bandoneón” e “Metafísica”, in cui l’autore con maestria si avventura all’interno dell’immaginario porteño sviscerando motivi e caratteri, delineando i tratti essenziali del paese:

el desajuste, la nostalgia, la tristeza, la frustración, la dramaticidad, el descontento, el rencor y la problematicidad”.

Sábato dedicò il libro a Borges:

“Yo quisiera convidarlo con estas páginas que se me han ocurrido sobre el tango. Y mucho me gustaría que no le disgustasen. Créamelo”

Il saggio consta di una seconda parte “Antología de informaciones y opiniones sobre el tango y su mundo”, scritta da Di Paula, Lagos e Pizzini su supervisione dell’autore.

In “Hibridaje” l’autore sostiene che l’ibridazione, la mescolanza di culture o transculturazione, oltre ad essere inevitabile è sempre feconda. Afferma poi che il tango non è una semplice danza lasciva, anzi al contrario, e spiega:

la creación artística es un acto casi invariablemente antagónico, un acto de fuga, de rebeldía

In “Descontento”, Sabato ritrae un’impietosa figura dell’argentino partendo dall’idea che il tango è un pensamiento triste que se baila. Con “Metafísica” descrive un male appunto metafisico che l’argentino vive a causa del profondo senso di transitorietà che connota la sua identità e di cui si libera catarticamente attraverso i testi del tango:

“la preocupación metafísica constituye la materia de nuestra mejor literatura”.

Un libro interessante, profondo, illuminante: uno sguardo sull’idiosincrasia dell’argentino attraverso il tango.

pocos países en el mundo debe de haber en que el sentimiento de nostalgia sea tan reiterado: en los primeros españoles, porque añoraban su patria, lejana; luego en los indios, porque añoraban su libertad perdida y su propio sentido de la existencia; más tarde en los gauchos desplazados por la civilización gringa, exilados en su propia tierra, melancólicamente rememorando la edad de oro de su salvaje independencia; en los viejos patriarcas criollos, porque sentían que aquel hermoso tiempo de la generosidad y de la cortesía se convertía en el materialismo y mezquino territorio del arribismo y de la mentira”.

E poi:

 “los inmigrantes, porque extrañaban su viejo terruño europeo, sus costumbres milenarias, sus navidades de nieve junto al fuego, las viejas leyendas de sus lares”. Da “La tristeza de los argentinos” in Gaceta Literaria, n. 12 (enero – febrero 1958).

   Sábato non si limitò a proporre teorie sul tango, fu anche grande amico di artisti del calibro di Anibal Troilo e Astor Piazzolla. Nel 1963 appare l’album Tango contemporáneo di Piazzolla che include il pezzo “Introducción a Héroes y Tumbas”. Su impulso del produttore discografico Ben Molar, nel 1966 esce il disco “14 con el tango”. Un progetto originale che univa importanti compositori di tango, pittori e scrittori contemporanei, fra cui lo stesso Sábato, Jorge Luis Borges, Leopoldo Marechal, Manuel Mujica Láinez, Julio De Caro, Astor Piazzolla, Aníbal Troilo, Onofrio Pacenza, Leopoldo Presas. Il disco ebbe un successo clamoroso e Sábato ci regalò “Alejandra”, un tango che in un ennesimo gioco di autorimandi intertestuali cita Sobre héroes y tumbas, su musiche di Aníbal Troilo. Ecco la prima meravigliosa quartina:

He vuelto a aquel banco del Parque Lezama.
Lo mismo que entonces se oye en la noche
la sorda sirena de un barco lejano.
Mis ojos nublados te buscan en vano.

 

GUEVARA E CUBA A TRASTEVERE

Oggi alle 18.00 presso il Museo di Roma in Trastevere, in Piazza S. Egidio 1/b, si inaugurano due mostre fotografiche promosse da Roma Capitale: Che Guevara Fotografo, concepita per far conoscere la produzione fotografica di Ernesto Che Guevara ed il suo lato artistico. La mostra è stata parzialmente presentata per la prima volta a Cuba nel 1990 e poi ospitata da città latinoamericane ed europee. In concessione temporanea dal Centro Studi Che Guevara di L’Avana.

Cuba una storia anche italiana, celebra un particolare “matrimonio esotico” tra culture solo apparentemente lontane, evidenziandone il loro rapporto, poco noto ma sorprendente, attraverso il racconto delle vicende di tanti protagonisti, da Colombo fino ai giorni nostri.

RECUERDO DE LA MUERTE

25 anni fa moriva Jorge Luis Borges. In un remainders di Torino mi sono da poco imbattuta in una piacevole scoperta: Sette conversazioni con Borges di Fernando Sorrentino, un libro con copyright del ’96 uscito in Italia con Mondadori nel ’99.  L’allora giovane scrittore Sorrentino ha avuto il piacere di conversare con Borges tra il 1968 ed il 1969 in una stanza appartata della Biblioteca nacional, che si poteva raggiungere solo “aprendo alte porte” e salendo “inaspettate scale a chiocciola”. I temi delle conversazioni sono naturalmente letterari, ma anche politici e psicologici: aneddoti e ricordi autobiografici che sconfinano nell’imprecisione e nella fantasia, creando una realtà parallela impercettibilmente scostata dal vero per il lettore contemporaneo. L’aspetto a mio avviso più interessante del libro sta nel punto di vista meta letterario, vi si trovano le idee che il Borges di allora aveva su Roberto Arlt, Leopoldo Lugones, il Tango, una visione del suo rapporto con Bioy Casares ed una infinità di altri personaggi argentini del ‘900.

Il libro risulta allettante per gli appassionati di Borges e di letteratura argentina ma anche per sorprendenti analogie politiche con la realtà italiana contemporanea, che trae profondi spunti dal Peronismo:

 

F. S.: Secondo lei come può nascere nel cervello di qualcuno l’idea di diventare un Dittatore?

J. L. Borges: La verità è che mi sembra un’idea puerile, non è vero? Credo che l’idea di comandare ed essere ubbidito corrisponda più alla mente di un bambino che a quella di un uomo. Non credo che i dittatori in generale siano persone molto intelligenti. Anche il fanatismo  può portare a questo. Il caso di Cromwell, per esempio: ritengo che lui come puritano e calvinista, credesse di avere qualche diritto. Ma nel caso di altri dittatori più recenti, non credo siano stati spinti dal fanatismo. Credo piuttosto che a spingerli fosse un’ansia istrionica, un desiderio di essere applauditi, di essere obbediti e forse la semplice voglia puerile di pubblicità, che è una voglia che non capisco.

 

So che è banale ma Borges resta il mio scrittore preferito di sempre, non ritengo validi tutti i suoi giudizi e le sue prese di posizione, eppure resta immenso, multi sfaccettato, umile e divino, forse perché concordo in pieno con la sua idea di fruizione della letteratura:

 

…giudico la letteratura in modo edonistico. Vale a dire, giudico la letteratura secondo il piacere o l’emozione che mi dà. J. L. B.