Eccentrica scoperta

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 Un po’ in sordina una casa editrice salernitana sta proponendo traduzioni insperate di validi autori latinoamericani da noi poco noti. Si tratta delle Edizioni Arcoiris con la collana Gli eccentrici, presentata recentemente nella bibliolibreria della Fiera Più Libri Più Liberi a Roma.

Segnalo un titolo che mi è parso molto avvincente dalla presentazione: il romanzo breve o racconto lungo Istantanee d’inquietudine di Norberto Luis Romero.

Intendo invece soffermarmi sull’affascinante operazione effettuata con l’Antologia Bagliori estremi. Microfinzioni argentine contemporanee curata da Anna Boccuti, ricercatrice all’università di Torino. Il libro offre una panoramica su un genere letterario che in Argentina sta avendo particolare seguito: la microfinzione – miniracconto, microracconto o come lo si vuole chiamare – è un racconto brevissimo, che in poche righe mescola o condensa sentenze, prosa poetica, aforismi, narrativa ed altro ancora e che si chiude in molti casi con un finale che lascia disorientato e impressionato il lettore. Molte le eredità ricevute dal genere, al punto che non lo si può dichiarare totalmente nuovo, ma le comunicazioni brevi tipiche dei social network e del web hanno dato impulso a quello che era sempre rimasto un esperimento più o meno isolato di alcuni autori, noti per essersi cimentati con altri tipi di scritture. Le microfinzioni dialogano spesso e volentieri con altri testi, un rimando intertestuale, una risposta che scaturisce dall’esigenza di brevità e genera un ampliamento dei significati del testo. Si può giocare a scovare i rimandi nella sezione dell’antologia intitolata Alla ricerca delle sorgenti.

Questi brevi scritti hanno frequentemente l’ambizione di portare per pochi momenti chi legge in mondi lontani o surreali; spesso leggendo ho avuto la sensazione di trovarmi davanti paesaggi tipici di certi quadri di Dalì e De Chirico, spazi ampi, rarefatti e bizzarri intrisi di contenuti e rimandi filosofici. Mi riferisco alla sezione intitolata Città, labirinti e altre geografie ad esempio, oppure a Linee di Maria Rosa Lojo o a Ciò che permane di Rosalba Campra.

Si respirano in altri punti tempi mitici in cui personaggi del passato remoto agiscono al di la del clichè, rivelando nuovi finali di storie note a tutti, è il caso di Questione di nomi di David Lagmanovich o di Divine metamorfosi di Patricia Calvelo; in altri ancora i protagonisti dei mondi di fiaba appaiono diversi da come impone la tradizione, si veda Tango del lupo di Eugenio Mandrini, oppure vi è uno spostamento spaziale ed una appropriazione entro i confini geografici latinoamericani di storie fondative dell’Europa, come in Immigrazione di Mario Goloboff, o ancora evocazioni del mondo del circo come metafora della natura umana.

Riscrittura, soggetti abbozzati per un racconto o per un film, piccole riflessioni rinchiuse in un diario segreto, esternazione di punti di vista, piccoli sfoghi, versi poetici, confessioni, questo è quello che appaiono di volta in volta queste opere. Testi aperti e incompiuti per principio, che hanno l’ardire di creare sensi inediti ed incuriosire il lettore; lo lasciano sospeso dentro una suggestione che dura poche righe per poi liberarlo ed abbandonarlo nel proprio labirinto mentale. Come avrete capito questo libro mi appare seducente e pericoloso come un libro di incantesimi: non si sa mai a quali esiti possa portare una di queste piccole microfinzioni, una diversa per ognuno e diverso l’effetto su ogni lettore.

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Una rivista, un’antologia e 22 ragazzi

GRANTA, Los mejores narradores jovenes en español, Duomo ediciones : 2010

La rivista Granta porta il nome del fiume che lambisce la città di Cambridge. Fu fondata nel 1889 da alcuni studenti della celebre Università e nel corso degli anni ha ospitato sulle sue pagine scritti di Sylvia Plath, Saul Bellow, Raymond Carver, Bruce Chatwin, Nadine Gordimer, Milan Kundera, Doris Lessing, Ian McEwan, Gabriel García Márquez, Salman Rushdie. Su Granta sono comparsi anche i primi lavori di Arundhati Roy.  Visto il successo e l’autorevolezza della rivista, ad essa negli anni ’80 venne associata un’antologia che selezionava narratori britannici, ora divenuta quasi mitica; in seguito se ne editarono altre due dedicate agli statunitensi ed ancora due ai britannici. Da qualche anno vanta anche una edizione spagnola, diretta da Valerie Miles e Aurelio Majors. In questo nuovo quadro, per la prima volta Granta propone un’antologia dei migliori scrittori giovani che si esprimono in una lingua diversa da quella inglese: lo spagnolo. In essa compaiono 22 scrittori al di sotto dei 35 anni che hanno pubblicato almeno un’opera, alcuni noti ed altri meno, pochi tradotti in inglese. Il numero è uscito quasi simultaneamente sia in spagnolo che in inglese. I giovani sono stati selezionati da una commissione composta dallo scrittore argentino Edgardo Cozarinsky, lo scrittore guatemalteco di espressione inglese Francisco Goldman, la giornalista britannica Isabel Hilton e la critica catalana Mercedes Monmany, oltre ai direttori di Granta en español. La selezione finale, che reputo rigorosa, evidenzia la preponderanza di nomi argentini (8) e spagnoli (6), tutti gli autori sono di ottimo livello e presentano caratteristiche interessanti, chi per la trama e l’intreccio, chi per lo stile, chi per i temi trattati, chi per tutti questi elementi assieme.  La letteratura messicana e colombiana, che negli anni del boom spiccavano rispetto alle altre del Continente, sono ora rappresentate da un autore a testa: Antonio Ortuño con Boca pequena y labios delgados e Andrés Ressia Colino con Escenas de una vida confortable.

Nella narrativa degli spagnoli risalta la fascinazione per le mutazioni dello spazio urbano, per il significato simbolico degli elementi architettonici e per l’influenza che essi esercitano sull’animo e sull’umore dei personaggi. I protagonisti che si avvicendano nei diversi racconti mantengono sostanzialmente un atteggiamento passivo, da osservatori esterni dell’ambiente circostante e del proprio mondo interiore, risultando sempre sottilmente permeati da un margine di alienazione. Significativi in questo senso sono Eva y Diego di Alberto Olmos e La vida de Hotel di Javier Montes.  I caratteri della prosa e dello stile del boliviano ventinovenne Rodrigo Hasbún, il più giovane della selezione, emergono efficaci ed accattivanti. Il racconto El lugar de las pérdidas pecca un po’ di autobiografismo mascherato, ma si fa abbondantemente perdonare con un incalzare di sensazioni ed elucubrazioni geniali e sommamente poetiche: velocità e ingenuità scanzonata contrapposte ad una consapevolezza depressiva in salsa cosmopolita, rappresentative della sua generazione. Il risultato è un miscuglio ben riuscito ed originale. E’ bene sottolineare che la giuria stessa ha dichiarato di aver voluto selezionare non tanto le opere, quanto gli autori a loro avviso più promettenti; ciò che si trova nell’antologia non sono dunque necessariamente gli scritti migliori, ma gli autori che hanno maggiore possibilità di farsi notare in futuro. Ho trovato splendido anche lo stile narrativo di Lucia Punzo in Cohiba, sebbene il racconto si chiuda con un finale ai miei occhi forse sbrigativo. Il peruviano Santiago Roncagliolo propone Barras y estrellas, un racconto piano, semplice ma solido, in cui si avverte una vaga influenza del giovane Vargas Llosa e di José Emilio Pacheco. Infine cito Formas de volver a casa del cileno Alejandro Zambra, intanto perché trovo il titolo molto attraente, poi perché è uno dei pochi racconti che si svolge attorno ad un fatto storico: il terremoto del 1985, arrivando a citare perfino Augusto Pinochet. In effetti questi scritti sono per lo più concentrati in episodi intimi, sentimenti privati, poco inclini a farsi avvolgere da un presente storico in cui i personaggi, per mantenere veridicità, non possono credere più.

Ho l’impressione che gli autori si rifugino nell’intimità, non tanto per elevarla a spazio mitico di salvezza, quanto per fissarla, indagarla analiticamente e constatare se esiste ancora una possibilità di sopravvivenza priva di nevrosi, oppure di felicità se si preferisce, quanto meno in quell’ambito, dal momento che lo spazio pubblico non aderisce alle loro realtà, ma suona solo come una rappresentazione sullo sfondo delle vite raccontate.