La scoperta di Azul

articles-8301_thumbnailRinvenuto a Managua un esemplare originale di Azul, la raccolta di poesie edita nel 1888, capolavoro di Rubén Darío. Si tratta di un autentico tesoro poiché l’esemplare fa parte delle prime 500 copie edite a Valparaíso (Cile). La seconda edizione di Azul, infatti, realizzata direttamente da Darío in Nicaragua contiene numerose modifiche rispetto alla prima, come ad esempio l’inserimento di poemi in francese.

L’opera fu scoperta all’interno di una piccola biblioteca di famiglia da un erede che stava analizzandone documenti, libri e riviste antiche in quanto appartenenti al bisnonno. Nessun’altro prima in famiglia si era reso conto di possedere una prima edizione tanto preziosa.

Azul raccoglie poemi e racconti scritti da Darío in Cile fra il 1886 ed il 1889. L’ex ministro dell’Educazione, Carlos Tünnermann, ha detto che il ritrovamento è molto importante in quanto in Nicaragua dell’edizione originale sono conservati solo pochi esemplari.  Azul è il punto di partenza del modernismo ispanoamericano. L’originalità dell’opera consiste nell’innervare i componimenti di elementi estetici e stilistici derivanti da altre culture, in particolare quella francese. Una ricchezza di vocaboli ed immagini che Darío riesce ad amalgamare con perizia creando uno stile proprio, eccentrico e riconoscibile. Il modernismo sarà il primo movimento letterario latinoamericano originale che influenzerà direttamente la ex madrepatria Spagna.

Chi è Stato?

Pochi giorni fa la Casetta Rossa della Garbatella a Roma ha ospitato una singolare presentazione del libro di Emilio Barbarani dal titolo Chi ha ucciso Lumi Videla? Con la partecipazione, intensa e cordiale di Erri De Luca. E’ stato un incontro denso, doloroso e piacevole allo stesso tempo, in cui abbiamo potuto riflettere con una giusta distanza e con maggiore lucidità sugli anni in cui il mondo era diviso in due, ma, oltre ad essere diviso fra est ed ovest era anche in gioco fra testa e croce, capitalismo e socialismo reale, piatto come una moneta. In questo quadro qualsiasi angolo remoto poteva diventare strategico… così si è espresso Erri De Luca per introdurre il tema del libro, un fatto meno noto di quello di Enrico Calamai presso l’Ambasciata italiana di Buenos Aires, ma altrettanto importante.

Il luogo in cui si svolgono i fatti di questa autobiografia scritta come un romanzo è l’Ambasciata italiana di Santiago del Cile. Un giovane Barbarani, funzionario del Consolato generale d’Italia a Buenos Aires, viene trasferito d’urgenza all’Ambasciata a Santiago del Cile in cui risiede un unico Diplomatico: l’ambasciatore Tomaso de Vergottini, non accreditato, assistito dal personale dipendente, la cui metà non parla e non collabora con l’altra metà per motivi politici: “pinochetisti” contro “antipinochetisti”. Com’è noto, in quel momento per cercare di salvarsi la vita migliaia di persone affollano le ambasciate estere. Poi, progressivamente i golpisti consolidano il loro potere e le ambasciate cominciano a non accoglierli, tutte tranne quella italiana. L’Italia non ha mai riconosciuto il governo capeggiato da Augusto Pinochet, quindi i diplomatici non potevano essere accreditati, l’ambasciata risulta addirittura chiusa, nonostante ciò fino al 1975 continuerà ad accogliere i richiedenti asilo.

Nella notte tra il 4 e il 5 novembre 1974, il corpo di una donna di 24 anni viene scaricato nel giardino della villa di Miguel Claro, in cui sono già rifugiate centinaia di persone in fuga dal regime. Sono trascorsi circa 14 mesi dal Golpe militare di Pinochet. La donna viene riconosciuta: è il corpo senza vita di Lumi Videla, dirigente del Mir. Pochi giorni dopo i giornali come El Mercurio si affrettano ad aderire alla versione ufficiale che dell’accaduto danno i militari: durante un’orgia a cui partecipavano i richiedenti asilo all’interno dell’Ambasciata, Lumi è stata portata alla morte. Una tesi sfatata subito dall’assenza della stessa dalle liste dei richiedenti asilo.

In un clima inquietante fatto di spie, armi, amori e delatori continua il racconto di Barbarani, che curiosamente non ha avuto grande eco in Cile, qualcuno dice perché un tal colonnello “K” non ha mai ricevuto condanne e vive indisturbato a Santiago. Tuttora. Come nulla fosse…

A Cannes si dice NO

Inaspettato successo del film No del chileno Pablo Larrain, quello di Tony Manero e Postmortem. Tutti dicono che è stato uno dei capolavori del festival di Cannes di quest’anno, forse il migliore però ha vinto solo (si fa per dire) la sezione Quinzaine des Réalisateurs, che assicura un’ottima distribuzione al film. Gael Garcìa Bernal interpreta un pubblicitario che con una campagna mirata e ben confezionata riesce a rovesciare il regime di Pinochet in occasione del referendum del 1988, in cui alla fine il dittatore perse la possibilità di  restare in carica fino al 1997.

La sceneggiatura è firmata da Pedro Peirano ed il film è interamente girato con videocamere Ikegami del 1983 per rendere l’estetica delle immagini originali di quegli anni. Il regista intervistato sul successo riscosso dal film dichiara che
probabilmente è anche merito della particolare fase politica che buona parte del mondo  sta attraversando: magari non contro una dittatura, ma le proteste spagnole, arabe, chilene sono comunque una forma collettiva di associazione ed espressione per produrre cambiamenti  rilevanti nella società.
Il festival ha ospitato diversi film latinoamericani: l’uruguaiano Pablo Stoll con la commedia  familiare “3”, la messicana Yulene Olaizola con “Fogo” e il colombiano William Vega con “La sirga”,  sulle vittime di violenza nelle zone rurali in Colombia. Poi “Infancia clandestina” dell’argentino  Benjamín Avila, e “La noche de enfrente” del regista franco-chileno Raúl Ruiz, morto nel 2011.

Gli ARCHIVI DEL CARDINALE

In questi giorni sul canale TVN,  Televisión Nacional de Chile, una serie televisiva sta scuotendo le coscienze dell’opinione pubblica. Si tratta de Los archivos del Cardenal, basata sul lavoro di difesa dei diritti umani realizzato dalla Vicaría de la Solidaridad durante il Régime Militare chileno (1973-1990). Il Cardinale in questione è l’ex Arcivescovo di Santiago, l’ormai deceduto Raúl Silva Henríquez, che celebrò un famoso Te Deum in onore di Pinochet qualche giorno dopo il golpe dell’11 settembre ’73, in forte contrasto con la Unidad popular di Salvador Allende, ma poi si convertì in un autentico nemico della dittatura in difesa dei diritti umani. La serie, interpretata da attori cileni molto famosi, si basa su fatti accaduti fra il ’73 ed il ’90. Il soggetto originale è di Josefina Fernández, figlia di un avvocato esterno della Vicaria de solidaridad che, leggendo il libro di testimonianze Chile, la memoria proibida scritto da Eugenio Ahumada, Augusto Góngora e Rodrigo Atria e pubblicato ancor prima del Informe Rettig, si rese conto che le testimonianze potevano efficacemente convertirsi in episodi di una serie. In effetti fin dal primo episodio ha registrato un enorme successo di pubblico e innescato diverse polemiche da parte della destra.

La serie racconta la storia dell’avvocato Ramón Sarmiento e dell’assistente sociale Laura Pedregal, che lavorano alla Vicaría de la Solidaridad, organismo fondato dallo stesso Cardinale che aveva come missione la difesa dei diritti umani. Gli assistenti sociali avevano il compito di ricevere i perseguitati politici ed i loro familiari, in special modo quelli dei desaparecidos. In seguito gli avvocati dovevano intraprendere azioni legali attraverso i recursos de amparo, Istituti di protezione dei diritti fondamentali tipici degli ordinamenti dell’America Latina che affidano alla Corte Suprema la tutela in ultima istanza dei diritti pubblici costituzionalmente garantiti su ricorso di qualunque persona fisica o giuridica che invochi un legittimo interesse, al fine di proteggere le vittime.

La prima puntata parte con Ramón Sarmiento, avvocato e membro di una familia altolocata che, indagando sull’apparizione di resti umani in una fattoria vicina alla sua proprietà, conosce  Laura Pedregal che lavora alla Vicaría insieme a suo padre. Quando cercano di mettersi in contatto con Sarmiento Laura ed il suo fidanzato vengono arrestati dagli agenti della CNI ma riescono a fuggire. Sarmiento intanto riesce a rintracciare la fotografia di un suo amico d’infanzia e, grazie ad essa, scopre con orrore che si tratta di uno dei cadaveri della fossa. La sua morte è stata occultata da un amico comune divenuto carabiniere, a questo punto l’avvocato inizia a prendere coscienza di ciò che sta accadendo nel paese. 

Nella seconda puntata il professor Rafael Rios viene arrestato da agenti della CNI e torturato crudelmente, Sarmiento informa la Vicaria e si reca con Laura Pedregal a casa del professore. La casa è completamente nel caos e vi si trova un’amica del professore, incinta, che viene prontamente portata al sicuro dai due al fine di evitarne l’arresto. Sarmiento ed il padre di Laura corrono in tribunale a presentare un recurso de amparo per il professore.

Vari esponenti del partito Renovación Nacional hanno espresso il loro malcontento nei confronti di TVN durante le sessioni parlamentari intercorse in questi giorni a La Moneda, a questi ha risposto il deputato PPD, Tucapel Jiménez Fuentes, figlio di un sindacalista ucciso dagli agenti di Pinochet:

Un paese senza memoria non ha futuro, oggi alzano la voce coloro che rimasero in silenzio quando nel nostro paese si commettevano i crimini più atroci, giustificando in qualsiasi modo le violazioni dei diritti umani che venivano commesse quando loro stessi facevano parte della dittatura…

 

http://www.vicariadelasolidaridad.cl/

SUL CADAVERE DEGLI EROI

La vulgata vuole che Salvador Allende, dopo uno splendido e tragico discorso alla radio, si suicidò con un  AK-47 regalatogli da Fidel Castro mentre gli aerei americani bombardavano La Moneda. Alcune organizzazioni di sinistra affermano di avere fondati sospetti riguardo al fatto che invece furono gli scagnozzi di Pinochet ad assassinarlo. Dopo una serie di 726 querele il caso si è riaperto ed il cadavere, avvolto nella bandiera cilena, due giorni fa è stato riesumato in gran segreto e sarà analizzata da una commissione interdisciplinare ed internazionale di esperti. Ernesto Guevara, Simon Bolivar, Salvador Allende…c’è sempre maggior bisogno di leggere i messaggi che lasciano i corpi senza vita per comprovare la verità storica affossata dalla paura, dalle false notizie e dall’indifferenza in questa fetta di mondo.

Beati voi

Durante il periodo del Plan Condor vi fu un motivo di attrito tra Argentina e Cile dovuto al possesso di tre isole nel Canale di Beagle: nel 1977 l’Argentina rifiutò l’arbitrio del Regno Unito che le aveva assegnate al Cile. Alla fine del 1978 i due paesi  furono sul punto di aprire un conflitto armato evitato grazie all’intervento di Papa Giovanni Paolo II, che iniziò un processo di mediazione e nominò come suo rappresentante il cardinale Antonio Samoré. Il Papa visitò poi il Cile nell’aprile 1987, l’allora nunzio apostolico nel Paese Angelo Sodano promosse con forza quell’incontro. Il Papa si affacciò al balcone della Moneda con il generale e impartì una benedizione ai funzionari del governo. Il 18 febbraio del 1993 furono recapitate al criminale Pinochet due lettere di auguri da parte del papa Wojtyła e del Segretario di Stato Angelo Sodano in occasione della ricorrenza delle sue nozze d’oro.

Fenomeno Bolaño

Da un po’ di anni le opere dello scrittore cileno Roberto Bolaño, morto nel 2003, stanno riscuotendo grande successo, con conseguente diffusione capillare e traduzione in varie lingue. Da dove viene fuori Bolaño? Padre camionista, madre maestra elementare in un piccolo paese del sud del Cile, quando ha tredici anni la famiglia si trasferisce in Messico. Nel 1973 lui solo decide di tornare in Cile, per vivere il processo di riforme socialiste del governo Allende. Alla fine di un lungo viaggio in pullman, autostop e barca attraverso l’America Latina, arriva nel paese pochi giorni dopo il colpo di stato di Pinochet. In seguito a questo fatto decide di unirsi alla resistenza ma viene incarcerato a Concepción, riesce a farsi liberare dopo soli otto giorni grazie all’aiuto di un compagno di studi, che era tra i poliziotti incaricati di vigilarlo. Questo episodio diventa lo spunto per il racconto Detectives incluso nella raccolta Llamadas telefónicas. La visione memoriale degli anni messicani e la tappa del ritorno in Cile servirono a Bolaño per costruire il suo stesso mito. Al ritorno in Messico insieme all’amico poeta Mario Santiago Papasquiaro ( l’Ulises Lima dei Detectives Salvajes) fondò il movimento poetico d’avanguardia infrarealista, definito come Dada alla messicana, che si era prefisso lo scopo di rompere la tradizione della letteratura ufficiale e di stabilirsi come avanguardia in contrasto con l’establishment letterario rappresentato su tutti da Octavio Paz. Come la maggior parte dei cileni nati dopo Neruda, Bolaño era un idolatra della poesia, le sue poesie giovanili fin dall’inizio avevano la tendenza a diventare delle storie. La tensione interiore, che si scorge fin dalla sua esperienza poetica, viene dall’autore brillantemente rovesciata con la trasformazione delle sue storie in messe in scena della ricerca poetica. Secondo lo scrittore Alain Pauls la vera pulsione che anima la letteratura di Bolaño è il fanatismo in senso preavanguardista: una letteratura piena di poeti, di scrittori, di artisti che però in pratica non producono nulla, ad esempio non si sa mai che cosa scrivano Belano e Lima nei Detective selvaggi. Quel che Bolaño fa è riappropriarsi molto intelligentemente della  tradizione dell’avanguardia. Da questa tradizione riprende più che altro un repertorio di forme di esistenza, di modi di vita che poi, in realtà, è quel che gli è sempre interessato… Dall’altra parte nelle sue opere emerge una propensione un po’ “teppistica”, in un momento in cui la letteratura latinoamericana tendeva ad isolarsi in una specie di comodità pantofolaia. In questo senso contribuì a restituire alla letteratura latinoamericana una certa aggressività di cui si sentiva la mancanza. Una letteratura, infine, che non esclude nessuno, neppure i suoi nemici. Anzi, caratterizzata dalla tendenza ad annettersi tutto.

Bolaño era un polemico, un outsider, un personaggio che, anche grazie alla morte prematura, si sta progressivamente trasformando in mito pop, alla stregua di Corzar. Le sue opere letterarie, che ora appartengono alla vedova Carolina López, vengono gestite dal famoso e temuto agente letterario Andrew Wylie, che sta inventariando l‘archivio dello scrittore ed ha in serbo altre due o tre pubblicazioni postume. A dire il vero la coppia era in pratica separata e lo scrittore aveva una relazione con la catalana Carmen Pérez de Vega, ma tant’è. Se Los detectives salvajes hanno cambiato il paradigma dello scrittore latinoamericano, secondo  Echevarría, 2666, la novela del mal, ha provocato una vera deflagrazione nella società dei lettori statunitensi. L’attrazione di Bolaño per la relazione tra crimine e arte ed il suo interesse per l’investigazione lo rendono estremamente attraente a questo vasto e poderoso pubblico e di riflesso anche a quello europeo. Per finire: mi ha colpito molto una frase pronunciata in un’intervista. Alla domanda dell’intervistatore “come nacque la tal opera?” Bolaño risponde con una sincerità ed una poesia disarmante: Como nacen todas las obras literarias: por casualidad y por desesperación.